In questa pagina trovate le immagini realizzate in occasione del ventennale di FeDiSA. Si riferiscono alla vita quotidiana nelle case aderenti alla Federazione, alle situazioni e ai volti che alimentano questa vita, segnano le storie individuali e compongono una nuova storia collettiva.
Le immagini sono state curate dal fotografo reggiano Giuliano Ferrari, autore di mostre, pubblicazioni e scatti ben noti anche a livello internazionale.
Ispirandosi ad alcune di queste fotografie, il giornalista e poeta Gino Belli ha donato a FeDiSA alcuni versi che si fissano – senza pretesa di esaustività – su ciò che le immagini possono raccontare, nascondere o svelare.


Ho raccolto stagioni
e ne ho gioito,
come quando si vendemmia
e ci si raccoglie al tino,
e ne ho sofferto,
come quando la grandine
toglie colore al vino.
Ho mietuto i giorni
ad uno ad uno
regalando i migliori
a chi mi è passato vicino,
e ogni volta che il cuore
si è riempito di brina
ho taciuto sempre
come fa la vigna.
Ma adesso lasciami parlare
e accarezzami le mani,
questi tralci che ti sembran secchi,
ma che nelle stagioni segnate da comete
ad ogni rugiada sono rifioriti
e sono stati lacrime e carezze
per chiunque abbia avuto sete.
Sono stata
ciò che vorresti essere
e ogni cosa che ancora vuoi respingere.
E non ti dico e non racconto.
Ti custodisco come fai tu con le tue cure
e freno le parole che non ascolteresti.
Ti guardo camminare
sui miei stessi passi
e tolgo impazienze e inciampi
dai tuoi prossimi giorni e dalle mie memorie.
E non ti dico e non racconto.




Indugio. E ti guardo. E mi ricordo.
Le tue mani solerti e leste
da un altrove che non conosco
fanno preda delle mie memorie
e volentieri ti concedo il gesto
che le custodisce.
Ti ho insegnato il cammino
e ti cedo il passo,
come i ricordi fanno con i sogni;
ora che le tue mani
odorano di frumento
e conoscono parole d’allegria,
adesso sì che possiamo parlare
e tenerci compagnia.
Quattro zampe,
quattro ruote,
non avere paura;
in fondo in fondo
c’entra sempre la natura.
Dov’è finita la suora?
Nel brodo, ti direi,
se comprendessi la battuta,
ma dubito che un felino
conosca così bene
la parte devota del bovino.
Comunque grazie della visita
e resta pure sulla soglia.
Come dici?
Ma certo che restiamo amici,
anzi, sei il mio a-micio preferito.
Però adesso, quatto quatto,
vai altrove a fare il gatto.






Datemi tempo
e vi verrò incontro,
quando questo tempo
sarà meno cattivo
e le carezze
torneranno a parlare.
Datemi tempo
e al suono della ghiaia nel cortile
poserò il rosario per un istante
per vedervi rincasare
come a suo tempo
in punta di piedi
nella notte.
Ora li sfoglio,
come i gelsi d’estate
per i bachi
e la seta.
Il tempo si distende in filari
e da questi sguardi mi sfiora
per certi tarli,
la sera.

