secondo Filippo Anelli, presidente della FNOMCeO, l’enciclica di papa Leone XIV non parla soltanto di intelligenza artificiale, ma richiama la medicina alla propria responsabilità umana, etica e sociale.
In una riflessione pubblicata da Avvenire, Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri, invita a leggere l’enciclica Magnifica humanitas come una meditazione sul significato dell’essere e del restare umani nell’epoca delle nuove tecnologie.
L’intelligenza artificiale può offrire strumenti importanti alla medicina, ma deve rimanere al servizio della persona e della collettività. Non può sostituire il giudizio, la responsabilità e la capacità di relazione di chi cura. La qualità di una civiltà, sottolinea Anelli, non si misura soltanto dalla potenza dei mezzi di cui dispone, ma dalla cura che sa offrire e dalla capacità di riconoscere nell’altro una persona, non una funzione.
Questi principi assumono particolare rilievo mentre la professione medica è impegnata nella revisione del proprio Codice deontologico, nel quale troveranno spazio sia l’intelligenza artificiale sia la tutela dei diritti umani. La tecnologia dovrà quindi accompagnare il lavoro dei medici senza indebolire la libertà di pensiero, l’ascolto e le relazioni autentiche.
Un altro tema centrale è quello del limite. Fragilità, malattia e vulnerabilità non sono difetti da eliminare, ma dimensioni della condizione umana. Proprio attraverso il riconoscimento del limite possono nascere solidarietà, corresponsabilità e autentica prossimità.
La riflessione si estende infine alla pace e alla responsabilità della medicina di fronte alle guerre e agli attacchi contro ospedali, operatori sanitari e popolazioni civili. Per Anelli, difendere la salute significa sempre difendere la dignità della persona: la medicina non è soltanto scienza, ma coscienza; la cura non è soltanto tecnica, ma relazione.