Come rimettere al centro della vita dei servizi di accoglienza una relazione significativa con le comunità? E come condividere una visione rinnovata, capace di riorientare la missione? Sono le due domande da cui nasce “Identità e Missione”, il percorso avviato da FeDiSA nel contesto del suo venticinquesimo.
In questi anni la Federazione ha fatto molta strada: le strutture si sono dotate di strumenti di gestione efficaci, i presbiteri sono stati sgravati dal peso amministrativo, la formazione delle figure professionali è cresciuta. Oggi si sente il bisogno di investire in chiave innovativa, per dare nuovo significato alla visione e avviare processi capaci di incarnare una nuova mission, per il bene degli ospiti, delle loro famiglie e delle comunità che li accolgono.
Il percorso è coordinato da Stefano Bucci del Centro Studi Emmaus di Ravenna, scelto per la sua esperienza e competenza, che uniscono la sensibilità sul tema pastorale alla conoscenza delle organizzazioni.
Il lavoro è cominciato ascoltando. Prima dell’Incontro Zero, i presbiteri di riferimento delle strutture si sono confrontati su come custodire la dimensione spirituale e comunitaria, che tutti considerano il tratto distintivo delle case, qualunque sia la forma di gestione futura. Hanno parlato anche della difficoltà di garantire una presenza spirituale continuativa con sacerdoti sempre meno numerosi, e dell’urgenza del ricambio generazionale tra amministratori e volontari. Nell’Incontro Zero il gruppo di lavoro ha poi messo a fuoco le criticità ricorrenti, dalla disomogeneità delle governance alla partecipazione discontinua, dalla distanza da Diocesi e comunità al ruolo stesso di FeDiSA, e le ha trasformate in domande di sviluppo.
Da qui è nato un primo disegno di processo, che guarda a quattro direzioni: una nuova identità condivisa, con un Manifesto valoriale che comprenda una carta dei valori pastorali; un modello di governo con vincoli di appartenenza e processi decisionali più chiari; un discernimento con le comunità cristiane per garantire agli ospiti e agli operatori un accompagnamento spirituale di alto livello, con particolare attenzione al fine vita; una cura più attenta delle persone, dal reclutamento alla formazione.
Un cammino che si costruisce insieme, passo dopo passo, perché, come è emerso dal confronto, il cambiamento non si spiega: va abitato.