In occasione della VI Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani, Papa Leone XIV ha rivolto agli anziani, alle famiglie e alle comunità cristiane un messaggio intitolato «Io invece non ti dimenticherò mai», parole tratte dal profeta Isaia che esprimono la fedeltà e la tenerezza di Dio verso ogni persona.
Il messaggio parte da una delle esperienze più dolorose che possono accompagnare l’età anziana: la sensazione di essere dimenticati, di non interessare più a nessuno o di vedere la propria vita confusa nell’anonimato. A questa paura il Papa contrappone la promessa di Dio, che non dimentica nessuno e continua a riconoscere il volto e la storia di ogni suo figlio.
Particolarmente significativo, anche per le realtà che fanno parte di Fedisa, è il richiamo ai luoghi di accoglienza e di cura. Il Papa mette in guardia dal rischio che l’unicità della persona anziana venga oscurata e che essa finisca per essere identificata soltanto con il proprio letto, la propria patologia o il proprio bisogno assistenziale.
È un richiamo forte a conservare sempre al centro la persona nella sua interezza: il suo nome, la sua storia, i suoi affetti, la sua fede, le sue relazioni e i suoi desideri. Le strutture per anziani sono chiamate, quindi, a essere non soltanto luoghi nei quali vengono garantite prestazioni e assistenza, ma vere comunità capaci di riconoscere e custodire ogni vita.
Papa Leone XIV invita in modo particolare i giovani a visitare i propri nonni, gli anziani della famiglia e le persone che non ricevono visite. Le parole del profeta possono diventare concrete attraverso un incontro, una presenza, un gesto di affetto.
Il progresso tecnologico e la cultura digitale moltiplicano le possibilità di collegamento, ma non possono sostituire la relazione personale: «il cuore umano conserva un bisogno irrinunciabile di prossimità».
Prendersi cura significa allora offrire tempo, ascolto e attenzione. Significa avvicinarsi con mani capaci di tenerezza, con uno sguardo attento e con parole buone. Una responsabilità che coinvolge familiari, operatori, volontari, comunità parrocchiali e territori.
Il messaggio propone anche uno sguardo nuovo sulla fragilità. La vecchiaia non è descritta soltanto come il tempo della perdita o della dipendenza, ma come una stagione nella quale continuano a essere possibili una vocazione, una testimonianza e una vita spirituale feconda.
Gli anziani sono «fragili ma allo stesso tempo chiamati». Quando viene accolta e riconosciuta, la fragilità può aprire alla solidarietà, al sostegno reciproco e alla consapevolezza che tutti, in ogni età, abbiamo bisogno gli uni degli altri.
Anche l’ultima parte della vita può diventare un tempo nel quale iniziare o riprendere un cammino di fede, riscoprire la preghiera e affidarsi alla tenerezza paterna e materna di Dio. Non è mai troppo tardi, ricorda il Papa, per rivolgersi a Lui.
Il messaggio si conclude con un ringraziamento agli anziani per la loro preghiera e con un appello per la pace, pensando in particolare al mondo nel quale cresceranno i nipoti.
Fedisa accoglie e rilancia questo invito: fare delle nostre case luoghi nei quali nessuno sia anonimo, nessuno sia considerato un peso e nessuno possa sentirsi dimenticato.