di Edoardo Tincani
fonte: La Libertà – settimanale diocesano
La spiritualità può – forse meglio dire dovrebbe – diventare un elemento di cura all’interno dei servizi socioassistenziali.
Il tema è stato affrontato dalla Federazione Diocesana Servizi agli Anziani (FeDiSA) che ha promosso il seminario con padre Angelo Brusco, svoltosi nella sala conferenze di Confcooperative a Reggio Emilia.
Il progetto “FeDiSA Academy”, ha spiegato Isabella Guidetti, è nato nel 2021 su ispirazione di un comitato scientifico presieduto da Annamaria Marzi in cui siede anche Lucia Ianett, responsabile dell’Ufficio diocesano di Pastorale della Salute; l’iniziativa del 9 maggio scorso ha voluto inaugurare l’area “spirituale” con un relatore più che mai sintonizzato sui temi approcciati e dotato di grande saggezza espositiva.
Di origini piemontesi, Angelo Brusco è un religioso camilliano e ha diretto per molti anni il Centro Camilliano di Formazione di Verona; docente emerito di psicologia pastorale, ha insegnato counseling pastorale per lo Studio Teologico “San Zeno” di Verona ed è autore di svariate pubblicazioni, una
delle quali molto significativamente si intitola “Attraversare il guado insieme. Accompagnamento psico-pastorale del malato”.
Nel suo intervento introduttivo il presidente di FeDiSA Giorgio Faietti, responsabile anche della cooperativa “Il Pilastro” di San Polo d’Enza,
ha sostenuto la volontà della Federazione di uscire dall’isolamento triennale dovuto alle note questioni normative di gestione della pandemia da Covid-19, auspicando che le case per anziani tornino a far parlare di sé non solo per fatti negativi.
La relazione di padre Angelo Brusco, accompagnata dalla proiezione di numerose immagini, ha dapprima guidato i presenti alla comprensione dell’interezza della persona umana nelle sue dimensioni corporea, intellettuale, emotiva, relazionale e spirituale, per poi approfondire quest’ultima che – ha detto
– è tornata in primo piano nel mondo iper-tecnicizzato in cui abitiamo, affetto da una nevrosi noogena, intesa come fatica a trovare il senso dell’esistenza e ad “aspettare l’anima” a causa del prevalere del fare sull’essere.
Ora, se l’importanza della dimensione spirituale è generalmente accettata, nella ricezione pratica si riscontrano spesso difficoltà da parte dei professionisti della cura, concentrati sulla sofferenza fisica, al più su quella emotiva, solo raramente sul malessere dello spirito.
Il relatore ha pure effettuato una distinzione tra spiritualità umana, religiosa e confessionale, per poi argomentare come l’attenzione a questa sfera fondamentale faccia parte dell’orchestrazione delle cure prestate alla persona anziana; perciò, ha affermato padre Brusco, tutto il personale va coinvolto e formato a cogliere i bisogni spirituali in virtù della sua responsabilità professionale, in collegamento con gli operatori pastorali.
Al cappellano, ha aggiunto il religioso,spetta il compito di creare un’atmosfera in cui si respira attenzione e rispetto per la dimensione spirituale
della cura.
A tale scopo sono necessarie due condizioni: l’accettazione e l’integrazione della propria condizione umana, soggetta alla malattia, all’invecchiamento
all’invecchiamento e alla morte (“Gli anziani non appartengono a un’altra umanità”) e il rimanere in contatto con la propria spiritualità.
Padre Angelo ha poi indicato una serie di passi da compiere in questa direzione, che provo a sintetizzare nelle prossime righe. Anzitutto, stabilire
un rapporto di vicinanza “centrandosi” sulla persona anziana (dando importanza alle risonanze emotive e affettive, compreso il linguaggio non verbale),
aiutare l’anziano nella ricerca di significato e nel mantenere il senso della sua dignità.
Ancora, è importante sapere cogliere il positivo nel comportamento dell’anziano, favorire la riconciliazione con il passato e rispettare il modo in cui vive la spiritualità. Infine, viene l’accompagnamento nell’ora della morte.
Toccanti sono stati, al riguardo, le letture di alcuni testi, tra i quali il dialogo tra un’infermiera e una donna malata terminale e quello tra un sacerdote e la madre affetta da Alzheimer.
A conferma dell’ampiezza delle riflessioni sollevate dal seminario, sono state diverse le domande o le semplici testimonianze portate dal pubblico, cominciando dagli interventi di don Paolo Bizzocchi e di Elisa Conconi, vicepresidenti di FeDiSA. Il materiale presentato da padre Brusco, per chi desidera prenderne visione, è disponibile nella sezione del sito diocesi.re.it dedicata alla Pastorale della Salute.
La cura è vocazione, e come in ogni vocazione che si rispetti lo spirito vuole la sua parte, non solo nelle persone anziane.