Nel rispetto dei propri valori e con uno sguardo rivolto al futuro, FeDiSa ha promosso il convegno “L’innovazione che cura” come secondo appuntamento celebrativo del suo 25° anniversario.
Dopo aver affrontato il tema della spiritualità nel primo incontro, questa nuova tappa si è concentrata sull’innovazione nei servizi alla persona, intesa non solo come tecnologia, ma come ricerca di nuove modalità, strumenti e relazioni per prendersi cura dei più fragili – come ha sottolineato il presidente Giorgio Faietti.
Un’occasione preziosa per le strutture aderenti, che pur non potendo contare su team interni di ricerca e sviluppo, possono trarre ispirazione da esperienze e visioni condivise da esperti del settore.
Il 12 giugno 2025, in occasione del convegno, Eleonora Perobelli, Lecturer di Public Management presso SDA Bocconi, ha presentato il 7° Rapporto dell’Osservatorio Long Term Care (OLTC), offrendo una fotografia aggiornata e approfondita del settore della cura agli anziani non autosufficienti in Italia.
I dati del Rapporto delineano un quadro complesso e in continua evoluzione: oltre 4 milioni di over 65 non autosufficienti, con un’incidenza particolarmente alta tra gli over 85. Di fronte a un bisogno crescente, emerge con forza la necessità di rafforzare e integrare la risposta pubblica. Attualmente, solo il 39% degli anziani fragili riceve servizi pubblici, mentre rimane forte il peso del caregiving familiare e del lavoro privato di assistenza, con oltre un milione di badanti attive in Italia.
Le RSA, pur riconosciute dalle famiglie come presidi fondamentali, operano in un contesto segnato da forte sanitarizzazione, progressiva riduzione delle risorse pubbliche e assenza di una regia integrata dei percorsi assistenziali. Il Rapporto evidenzia l’urgenza di sviluppare un nuovo approccio basato su piattaforme di servizi flessibili e integrati, ancora difficili da attuare, e solleva interrogativi sulla sostenibilità futura del sistema.
In questo scenario, si aprono spazi importanti per l’innovazione generata dalle interdipendenze tra i diversi attori del sistema. La ricerca ha individuato buone pratiche attive in varie realtà italiane, capaci di dimostrare come collaborazioni trasversali, visione strategica e valorizzazione delle competenze possano migliorare la presa in carico, la qualità dei servizi e l’attrattività del settore.
Il Rapporto si chiude con un invito rivolto sia ai gestori sia ai decisori politici: da un lato, è necessario assumere un ruolo proattivo nella gestione delle interdipendenze, riconoscendole come leva strategica per l’innovazione; dall’altro, occorre ripensare i modelli normativi e di finanziamento, affinché l’innovazione possa diventare realmente sostenibile.
Il Rapporto completo è disponibile sul sito del Cergas Bocconi:
👉 https://cergas.unibocconi.eu/observatories/oltc
La presentazione dei dati ha introdotto e stimolato la tavola rotonda che ha seguito. Non era un momento per proporre soluzioni preconfezionate, ma uno spazio di riflessione critica sull’innovazione nei servizi, arricchito da contributi di voci diverse e complementari.
Alberto Ravanello, Direttore delle attività sociosanitarie dell’Ausl IRCCS di Reggio Emilia, ha evidenziato come il terzo settore rappresenti esso stesso una forma di innovazione, grazie alla sua capacità di autodeterminazione, che lo rende – almeno in parte – libero dai vincoli procedurali dell’accreditamento pubblico, spesso vissuti come rigidi e limitanti.
Paolo Martinelli, ricercatore all’Università di Bologna e presidente della cooperativa Archilabò, ha esplorato il rapporto tra intelligenza artificiale e competenze umane, interrogandosi sull’equilibrio tra il supporto tecnologico e l’impatto sulle capacità cognitive e relazionali dell’uomo.
Maurizio Bertipaglia, responsabile investimenti per la cooperazione e l’impresa sociale presso Sefea Impact SGR, ha presentato l’esperienza dell’impact investing: un approccio che unisce impatto sociale e ambientale alla sostenibilità economica, dimostrando che etica e solidità finanziaria possono coesistere.
A moderare l’incontro, Giovanni Teneggi, figura chiave per l’area Sviluppo, Innovazione e Ricerca di Confcooperative, ma anche uno dei protagonisti della nascita stessa di FeDiSA. Nel suo intervento, Teneggi ha ricordato come agli esordi la sfida fosse “qualificare gestori e servizi”; oggi, invece, si tratta di superare il mero adempimento normativo, per costruire identità, traiettorie e modelli di senso capaci di anticipare i bisogni del futuro.


