Sabato 23 settembre il vescovo Giacomo Morandi ha aperto il nuovo anno pastorale e ha presentato e consegnato ai fedeli la lettera “Non ardeva forse in noi il nostro cuore?”. Il testo propone gli orientamenti pastorali per il 2023-2024 a partire dalle indicazioni dei Vescovi italiani per il terzo anno di Sinodo.
Non è mancato un passaggio rivolto ai malati, alle persone fragili e in particolare alle strutture che li accolgono: “Una particolare attenzione, come peraltro è già presente, deve essere riservata alla pastorale dei malati e delle persone con disabilità. Negli incontri avuti in quest’anno, promossi dall’ufficio della pastorale della salute, ho potuto toccare con mano il loro desiderio di sentirsi parte attiva della vita della comunità, sia nei momenti celebrativi sia nella programmazione delle attività. È un mondo verso il quale la nostra Chiesa deve rivolgere la sua cura amorevole, anche per il tanto bene che si riceve dalla loro testimonianza, unita a quella dei familiari che li accompagnano. Sono convinto che presbiteri e diaconi debbano riservare un tempo privilegiato e una presenza qualificata a queste situazioni di prova e sofferenza. Lo stile di questa missione non può non essere che quello della prossimità e condivisione!”
L’argomento viene affrontato anche in relazione al cambiamento in atto all’interno delle strutture.
“Un tema altrettanto rilevante per il nostro itinerario di conversione sapienziale coinvolge anche le nostre strutture. A più
riprese questo argomento si ripropone e ritengo che sia urgente avere davanti a noi una visione per il nostro presente e futuro. È un dato incontrovertibile che le nostre parrocchie e unità pastorali si siano dotate, negli anni passati, di strutture che avevano come scopo quello di favorire e promuovere l’evangelizzazione. La costruzione di scuole e di oratori con complessi sportivi per ragazzi e giovani, insieme a case di riposo con centri diurni per disabili, obbediva al desiderio di una presenza in quei luoghi educativi dove si riteneva importante esserci e offrire un servizio.
… Indubbiamente queste strutture mantengono un significato positivo di aggregazione sociale non indifferente, specie in alcune zone della nostra Diocesi, che non avrebbero altrimenti altre possibilità. Tuttavia, la domanda rimane: queste realtà sono ancora al servizio della missione della Chiesa? La nomina di un Vicario pastorale che si occupi di questa complessa materia è orientata a favorire questo discernimento, che dovrà rivolgersi necessariamente anche agli edifici e strutture della nostra Diocesi.
Mi sembra urgente avviare nelle singole unità pastorali e vicariali un primo censimento di queste realtà, verificare con franchezza lo stato di queste strutture e la rilevanza pastorale delle attività promosse. Credo sia importante ricordare che il discernimento, anche in questo caso, è difficile e delicato, perché queste realtà, come sopra ho ricordato, hanno un loro valore e importanza, cioè non sono un male, ma dobbiamo chiederci se attualmente, così come sono, sono un Bene per noi e per la nostra Chiesa. Non si tratta semplicemente di alienarle, ma di rinnovarle là dove è possibile, secondo il fine che è l’annuncio e l’evangelizzazione”.
Di questo valore e di tale importanza FeDiSA resta sempre convinta, come dimostrano la tante iniziative pensate e realizzate attraverso l’impegno delle persone che la costutuiscono. A partire dal Presidente Giorgio Faietti, dal direttivo, e continuando con il comitato scientifico della scuola di formazione FeDiSA Academy, del quale è parte fondamentale la direttrice della Pastorale della Salute Lucia Ianett.
In questi ultimi mesi sono stati differenti i progetti volti a confermare e rinnovare il lagame con la componente “diocesana” della federazione: per citarne alcuni la testimonianza di Padre Angelo Brusco, rivolta a tutte le associate in un seminario organizzato in maggio intitolato “La spiritualità nella cura della persona anziana” finalizzato a comprendere come questa possa diventare elemento distintivo nell’assistenza offerta all’interno delle case FeDiSA.
Anche il percorso “Artigiani di cura, abitanti di comunità” ha avuto l’obiettivo di riportare alla luce i legami fondamentali per la vivacità delle strutture, a partire da quello originario con la parrocchia per valorizzare la comunità di riferimento.
Per finire, tutta l’attività di FeDiSA Academy, la scuola di formazione promossa dalla federazione, ha come orientamento quello di coltivare uno stile di cura e accudimento caratterizzato da elementi di attenzione, anche spirituale, nei confronti delle persone assistite e di coloro che lavorano nei servizi.
Quelle del Vescovo sono state parole importanti per FeDiSA, che vanno nella stessa direzione della nostra associazione e che trovano in essa un’ alleata affidabile sulla quale poter contare.