L’opera dedicata all’acqua nei ricordi degli ospiti della casa di riposo si è aggiudicata la terza edizione del premio di studio intitolato allo storico locale e scultore della pietra. Alla struttura un riconoscimento di 1.750 euro.
L’acqua come memoria viva dell’Appennino reggiano, capace di attraversare luoghi, generazioni ed esperienze di vita. È questo il filo conduttore dell’opera realizzata con gli ospiti della casa di riposo Villa Maria di Casina, vincitrice della terza edizione del Premio di studio Pietro Gambarelli.
Il riconoscimento è dedicato allo studioso di storia locale e scultore della pietra, scomparso cinque anni fa, che ha dedicato una parte importante della propria vita alla conoscenza, alla valorizzazione e alla trasmissione della storia e dell’identità del territorio.
La ricerca premiata è nata dal coinvolgimento diretto degli anziani residenti nella struttura. Le operatrici della fondazione che gestisce Villa Maria, insieme ai volontari della Croce Rossa di Casina, ne hanno raccolto le testimonianze e curato la pubblicazione.
Il lavoro, sviluppato a partire dal tema “Le acque dell’Appennino reggiano: storia ed utilizzo”, è stato giudicato dalla commissione «originale, caratterizzato da una metodologia esemplare e chiaramente descritta». Particolarmente apprezzata è stata la scelta di rendere gli ospiti della struttura non semplici testimoni, ma veri e propri autori della ricerca.
Come sottolineato dalla giuria, il loro racconto si è trasformato in un «archivio vivente e memoria storica», restituendo esperienze, tradizioni e conoscenze legate all’utilizzo dell’acqua nella vita quotidiana delle comunità appenniniche.
Le operatrici di Villa Maria hanno ritirato il riconoscimento e un assegno di 1.750 euro, destinato all’ente che gestisce la struttura.
Accanto all’opera vincitrice, la commissione ha assegnato due ulteriori riconoscimenti del valore di 500 euro ciascuno.
Un premio speciale per il metodo e i contenuti è stato attribuito a Normanna Albertini ed Esterina Fioroni per lo studio “La lotta per l’acqua delle donne del Rio Samagna”.
È stato inoltre premiato il lavoro di Angela Pietranera e James Bragazzi, autori di una ricognizione storica e naturalistica dedicata ai corsi d’acqua dell’Appennino reggiano, realizzata attraverso testi e fotografie.
Nel corso della cerimonia è stato consegnato anche il premio relativo alla sezione riservata alle scuole, giunta alla quarta edizione e dedicata al tema “Elementi decorativi delle facciate delle case, con rilievi, fotografie, disegni e una piccola storia del borgo”.
Il riconoscimento, del valore di 750 euro, è stato assegnato alla scuola primaria di Paullo per un elaborato dedicato al borgo di Bergogno, realizzato dagli alunni con il supporto degli insegnanti.
Il lavoro ha consentito ai bambini di avvicinarsi alla storia e alle caratteristiche architettoniche del territorio, osservando le facciate degli edifici e ricostruendo, attraverso immagini, disegni e ricerche, la vita e l’identità del borgo.
La cerimonia ufficiale è stata aperta dagli interventi dei familiari di Pietro Gambarelli: i fratelli Enzo e Giuseppe e il figlio Marco.
Sono intervenuti anche i rappresentanti della Deputazione di storia patria per le antiche provincie modenesi – sezione di Reggio Emilia: il presidente Giuseppe Adriano Rossi, Gabriele Fabbrici e Giuseppe Giovanelli.
Hanno inoltre portato il proprio contributo la presidente della Pro loco Bergogno medievale, Lucia Barbieri, la delegata del Comune di Casina Monica Sassi e il geologo Amos Vincenzo Merlini. Il coordinamento degli interventi è stato affidato a Eva Barbieri, segretaria della giuria.
La Pro loco ha infine donato alla famiglia Gambarelli un pannello illustrativo dedicato a Pietro, raffigurato accanto a una delle sue sculture e accompagnato dalla frase:
«Il tuo impegno per la storia, l’arte e la comunità di Bergogno rimarrà per sempre».
La serata si è conclusa all’aperto con un momento conviviale accompagnato dalla musica.
Il riconoscimento assegnato a Villa Maria testimonia il valore delle persone anziane come custodi della memoria delle comunità. Attraverso i loro racconti, l’acqua non è soltanto un elemento naturale, ma diventa parte della storia del territorio: fonte di lavoro e sostentamento, luogo di incontro, esperienza quotidiana e patrimonio da trasmettere alle nuove generazioni.